In questo progetto, esploro la connessione tra arte, identità e memoria attraverso l’incontro tra una modella capoverdiana e il Cretto di Burri, una monumentale opera d’arte che testimonia le rovine di Gibellina, distrutta dal terremoto del 1968. La modella, con la sua storia e le sue radici, rappresenta una voce di resilienza e trasformazione.
Il Cretto, con le sue forme astratte e le cicatrici visibili, diventa lo sfondo perfetto per raccontare la bellezza della diversità culturale. Ogni crepa e ogni linea nel cemento simboleggiano il dolore e la perdita, mentre la presenza della modella infonde nuova vita e speranza. Attraverso il suo sguardo e la sua espressione, esploriamo il dialogo tra passato e presente, tra rovina e rinascita.
Questo progetto non è solo un omaggio all’arte di Burri, ma un tributo alla capacità umana di ricostruire e reinventarsi, celebrando le storie di chi, come la nostra modella, porta con sé una ricchezza culturale che arricchisce il contesto in cui vive.